Oltre l’antropomorfismo

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Da oltre un secolo, l’umanità si lascia affascinare dallo sviluppo dei robot e dalla possibilità di dare vita a un protagonista dell’immaginario collettivo: la macchina antropomorfa, che somigli in tutto e per tutto all’essere umano. Questo, tuttavia, può averci portato a sottovalutare una traiettoria più profonda ed evoluta che soggiace al concetto di macchina antropomorfa e che trova nello smartphone la sua migliore esemplificazione.

Lo smartphone non somiglia per nulla all’essere umano. L’intimità nasce da processi quali la complementarità e la protesica, dal modo in cui ci integra e ci ‘estende’, così come dalla sua capacità di trasformare l’individuo a cui appartiene. Lo smartphone, inoltre, viene spesso radicalmente trasformato in seguito al suo acquisto; parliamo di cambiamenti talmente profondi da far sì che arrivi a esprimere la personalità di un individuo. Dall’analisi dello smartphone e del suo utilizzo possiamo dedurre che un individuo è uno stimato professionista, mentre un altro è un uomo che coltiva uno stile di minimalismo maschile e utilizza lo smartphone solo per ciò che considera essenziale dal punto di vista funzionale. A sua volta, lo smartphone rappresenta i valori culturali più ampi che questi individui esprimono.

Lo smartphone non si limita a riflettere chi siamo, ma è complementare a noi e diventa una nostra estensione. Può diventare il disco rigido supplementare al nostro cervello, a cui accediamo e nel quale organizziamo le informazioni se e quando non vogliamo sforzarci a memorizzare i fatti. Conferisce agli individui capacità che vanno ben al di là di quelle biologiche: amplia la loro portata geografica, favorisce le loro capacità sociali, semplifica il loro lavoro e numerose altre attività. Alla luce di questo, è evidente che siamo di fronte a una tecnologia che non ha precedenti in termini di intimità tra utente e dispositivo. Un po’ come il daimon dei romanzi di Phillip Pullman, questo concetto di un io esteso lo fa percepire come essenziale, e la sua assenza può creare un’ansia commisurata a tale essenzialità.

 

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Presentazione del progetto

The Anthropology of Smartphones and Smart Ageing è un progetto di ricerca multi-sito del Dipartimento di Antropologia della UCL, finanziato principalmente dal Consiglio Europeo della Ricerca nell’ambito del programma di ricerca e innovazione Horizon 2020 dell’Unione Europea (convenzione di sovvenzione n. 740472).

Il progetto si è avvalso di un team di 11 ricercatori (per lo più antropologi) che hanno condotto etnografie simultanee di 16 mesi ad Al-Quds (Gerusalemme Est), Brasile, Camerun, Cile, Cina, Irlanda, Italia, Giappone e Uganda. Avviato nell’ottobre 2017, il lavoro sul campo si è svolto tra febbraio 2018 e giugno 2019. Si tratta di un progetto collaborativo quinquennale basato su un’analisi comparativa dell’impatto dello smartphone sull’esperienza della mezza età (persone che non si considerano né giovani, né anziane) in tutto il mondo, e considera le implicazioni dell’uso degli smartphone nel campo della salute.

I primi tre libri, tutti open-access, sono già disponibili! Potete scaricarli gratuitamente sul sito della UCL Press.

Smart-from-below

L’ethos di questo progetto esemplifica un approccio chiamato ‘smart-from-below’. Riteniamo che, parlando di smartphone, siano spesso le persone comuni a sviluppare modi ingegnosi e creativi di affrontare questioni che vanno dall’invecchiamento, alla salute, alle relazioni sociali più in generale. Così, invece di soluzioni dall’alto verso il basso, abbiamo cercato di apprendere dalle nostre osservazioni degli utenti di smartphone e poi abbiamo raccolto, analizzato e diffuso ciò che è stato così ottenuto dalle nostre ricerche.

Che frutti ha dato la ricerca in ambito antropologico e oltre?

Prevediamo di pubblicare undici volumi, i primi tre dei quali saranno disponibili dal 6 maggio 2021. Tutti i nostri libri saranno open-access e liberamente scaricabili dal sito della UCL Press. Inoltre, abbiamo in programma di tradurre il principale libro comparativo dal titolo The Global Smartphone e pubblicarlo in tutte le lingue parlate nei nostri campi di ricerca. Stiamo anche creando un canale Youtube con brevi filmati girati nelle varie comunità e continuiamo a pubblicare post sul nostro blog.

Il 10 maggio 2021 ha visto anche il lancio di un MOOC (un corso universitario gratuito) basato sui nostri risultati e ospitato su Futurelearn. Potete pre-iscrivervi al corso cliccando qui.

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Gli Smartphone

Le nostre etnografie hanno portato a una comprensione del tutto originale di ciò che gli smartphone sono e delle ripercussioni che hanno sugli utenti. Chiamiamo lo smartphone ‘casa trans-portatile’, perché lo consideriamo più come un luogo in cui viviamo, piuttosto che un mero dispositivo che utilizziamo. Riteniamo, inoltre, che i termini ‘smart’ e ‘phone’ siamo entrambi fuorvianti: ‘smart’ riguarda soprattutto l’uso degli algoritmi e dell’intelligenza artificiale attraverso i quali il dispositivo impara a conoscerci come individui. Tuttavia, ben più importante è il modo in cui gli smartphone si prestano a modifiche e adattamenti infiniti da parte degli utenti, creando con essi un’intimità senza precedenti: un concetto che chiamiamo ‘oltre l’antropomorfismo’. Ciò significa che sono in grado di esprimere valori culturali più profondi. L’uso dello smartphone per fare chiamate vocali è ora solo una funzione secondaria.

Lo smartphone comporta anche alla cosiddetta ‘morte della prossimità’: le persone sedute accanto a noi, a tutti gli effetti, tornano di continuo alla loro casa trans-portatile. Si tratta di un dispositivo che cambia il nostro rapporto con il mondo attraverso quello che definiamo ‘opportunismo perpetuo’. La nostra ricerca suggerisce che il suo utilizzo è task-oriented, cioè orientato al compito da svolgere: lo smartphone, dunque, non è una semplice aggregazione di app. Durante il Covid-19 abbiamo potuto toccare con mano le potenzialità di tali dispositivi sia per fornire assistenza, che per operare una sorveglianza. La tecnologia del track and trace implementata da diversi Paesi, però, ha suscitato a risposte molto diverse in tutto il mondo, e questo perché l’equilibrio tra assistenza e sorveglianza è una questione culturale piuttosto che tecnologica. Queste idee sono presentate e discusse nel volume ‘Lo smartphone globale’, così come nel corso online The Anthropology of Smartphones e nella sezione Scoperte di questo sito.

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Invecchiamento Smart

Gli studi comparativi da noi condotti hanno messo in evidenza gli straordinari cambiamenti in atto nell’esperienza dell’invecchiamento in tutto il mondo. Nel nostro campo di ricerca in Palestina, ad esempio, si sono mantenute le categorie culturali dell’anzianità e gli individui cambiano abbigliamento e contegno di conseguenza. Al contrario, in comunità come quelle di San Paolo (Brasile) e Dublino (Irlanda), le categorie culturali dell’invecchiamento sono risultate molto meno visibili. A 60, 70, 80 e persino 90 anni, le persone stanno scoprendo di sentirsi meno anziane di come si aspettavano. Per loro non è l’età biologica a contare, ma la fragilità: l’invecchiamento è definito e percepito in rapporto al divenire più fragili.

Si riscontrano differenze altrettanto marcate anche nell’impatto che ha la fase del pensionamento. A Kampala, in Uganda, le persone sperano spesso di potersi ritirare nel loro villaggio natale. A Santiago del Cile, per contro, i migranti peruviani che abbiamo conosciuto e osservato non riescono a immaginare di andare in pensione. A Shanghai, per la generazione cresciuta durante la Rivoluzione Culturale, il pensionamento è un’occasione di riflettere su tutto quello che si sono persi. A San Paolo la maggior parte degli individui cerca di mantenere un legame con la propria identità lavorativa, mentre a Dublino si tende a vedere il pensionamento come un’occasione per ripudiare questa identità e intraprendere un percorso, quasi una missione, che potremmo definire di ‘costruzione della propria vita’. In Giappone, infine, sono emerse complesse questioni intergenerazionali dovute alla migrazione incrociata tra aree urbane e rurali. Le questioni qui presentate stanno diventando sempre più importanti, poiché al giorno d’oggi, per alcuni, il periodo della pensione può essere lungo quanto l’intera vita lavorativa.

Gli smartphone possono inizialmente esacerbare un divario digitale intergenerazionale che vede gli anziani faticare ad acquisire dimestichezza con il dispositivo (non a caso, diversi membri del team hanno tenuto corsi sull’utilizzo dello smartphone, di cui potete leggere qui, qui e qui) e sentirsi dunque ‘esclusi’. Tuttavia, una volta padroneggiato il dispositivo, usare lo smartphone può sortire l’effetto diametralmente opposto, nel senso che aiuta gli anziani a sviluppare e a partecipare ad attività che, se non altro, li aiutano a sentirsi più giovani.

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m-Health

Quando abbiamo intrapreso questo percorso, l’idea era quella di utilizzare le informazioni etnografiche che sarebbero risultate dalle nostre ricerche a supporto dello sviluppo di iniziative di mHealth; nel giro di pochi mesi, tuttavia. abbiamo cambiato completamente direzione.

Ci siamo infatti resi conto che i nostri partecipanti anziani tendevano a evitare di utilizzare app appositamente progettate per la salute, mentre molto più significativo era il modo in cui adattavano applicazioni con cui avevano già dimestichezza – quali LINE in Giappone, WeChat in Cina e WhatsApp in ogni altra comunità – per questioni legate alla salute. Ci siamo inoltre concentrati sull’impatto che ha l’illimitata disponibilità sul web di informazioni legate alla salute: a Yaoundé, vi si accede spesso attraverso YouTube; a Dublino, uno studio sul modo in cui le persone usano Google ha dimostrato come ciò possa esacerbare le differenze di classe; a Kampala, abbiamo osservato che l’elemento chiave per fornire assistenza per questioni mediche è il cosiddetto mobile money, utilizzato comunemente per inviare denaro da utilizzare per prendersi cura della propria salute.

Queste osservazioni illustrano quella che abbiamo definito ‘strategia smart-from-below’, e che abbiamo adottato nell’ambito della nostra ricerca. Qui troverete un esempio di come le nostre osservazioni etnografiche siano state applicate nella pratica: un manuale scritto dalla Marília Duque sui possibili utilizzi di WhatsApp nell’ambito del sistema sanitario.

Campi di ricerca

I Ricercatori

La maggior parte dei ricercatori hanno sede presso l’UCL, finanziato da una borsa di studio del Consiglio Europeo della Ricerca (ERC) della durata di cinque anni. Il team comprende dottorandi, ricercatrici post-dottorandi e personale docente a tempo pieno. Il progetto include anche la collaborazione con altri dipartimenti di UCL, istituzioni, e fonti di finanziamento.

La lista dei nostri partner.

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